sabato 9 febbraio 2013

CINEMATOGRAFIA DOCUMENTARIA

Nella giornata di ieri abbiamo effettuato una lezione particolare visionando una serie di documentari.
Il documentario è una tecnica cinematografica che prevede una serie di caratteristiche che lo differenziano da un normale film: tra esse ricordiamo le principali come interviste, immagini di repertorio, musiche di sottofondo, animazioni, ricostruzioni e la voce fuori campo.
Per capire come si realizza un documentario e vedere quante tipologie di prodotto diverse si possono ottenere abbiamo analizzato diversi video; tra questi quello che mi ha colpito maggiormente è stato "Bowling for Columbine", realizzato da Michael Moore nel 2002 per sensibilizzare il popolo americano sull'eccessivo utilizzo delle armi. L'inchiesta ruota attorno al grave episodio della strage di studenti avvenuta nella High Scool di Columbine (Colorado, USA) nel 1999. Grazie a una serie di immagini di repertorio arricchite da testimonianze di esperti e vittime di questo problema il regista ha ottenuto un prodotto che fa riflettere pur mantenendo un tono quasi ironico.

questo è il trailer in lingua originale del film:



lunedì 28 gennaio 2013

SCANSIOGRAMMA

Nel passaggio dalla fotografia analogica a quella digitale è fondamentale introdurre un nuovo concetto: se il principio ottico rimane, quello chimico lascia il posto alla fisica che sfrutta la fotoelettricità di un sensore e i componenti elettrici digitali.


"Carta, forbice, sasso"
L'immagine che presento oggi rappresenta un esempio di scansiogramma, immagine digitale ottenuta mediante una tecnica off-camera che sfrutta le funzionalità di uno scanner.
Per realizzarla ci siamo serviti di alcuni oggetti portati da casa che sono stati appoggiati sul piano di vetro dello scanner.
Una volta scelta la composizione degli oggetti abbiamo avviato il dispositivo: il gruppo lampada-specchio presente sotto il vetro si muove lungo il piano dello scanner emettendo un fascio di luce che va a colpire le singole celle fotosensibili del sensore (esso "assimilerà" le cariche elettriche che verranno trasformate in dati numerici da un convertitore e a loro volta essi diventeranno pixel grazie a un processore).
Con il mio elaborato ho voluto rappresentare una simpatica interpretazione del tanto famoso quanto antico gioco di "carta-forbice-sasso" che è anche il titolo dell'opera.



Andrea Guarnieri

lunedì 21 gennaio 2013

SVILUPPO E STAMPA IN CAMERA OSCURA


Dopo aver ripetuto in laboratorio i passi compiuti dai padri della fotografia per impressionare la realtà nel modo più fedele possibile sulla carta, siamo giunti finalmente al primo vero traguardo di questo percorso che rappresenta una parte fondamentale della storia dell'uomo.
Ci eravamo lasciati a Dicembre con l'esperimento sul foro stenopeico e con l'avvento del nuovo anno abbiamo introdotto il concetto di macchina fotografica reflex e lo sviluppo delle immagini tramite pellicola.

Sabato 12 Gennaio abbiamo allestito con il prof. un semplice “set” composto da due fari che proiettavano una luce neutra sul soggetto che si doveva posizionare su una sedia disposta di fronte ad essi. Collocato di fronte alla sedia il prof. ha scattato una foto ad ognuno di noi realizzando dei ritratti. Per ottenere le foto egli si è servito di una fotocamera reflex analogica contenente una pellicola Kodak Tmax 400;
essa è stata montata su un cavalletto per evitare l'effetto mosso dato che in quelle condizioni di luce i tempi di esposizione risultavano abbastanza lunghi.


Inoltre ci siamo recati ai giardini di palazzo Te per scattare alcune foto in esterna.

Una vola completata questa sessione il lavoro è proseguito in camera oscura per lo sviluppo delle pellicole: servendoci di una Tank e lavorando rigorosamente al buio abbiamo estratto la pellicola dal rullino e l'abbiamo avvolta su un supporto circolare chiamato “spirale”; a questo punto abbiamo inserito essa nella Tank e chiuso il tutto mediante un coperchio di sicurezza.
A questo punto in laboratorio abbiamo proceduto, mediante l'uso dei prodotti chimici, allo sviluppo delle pellicole inserendoli nella Tank e una volta risciacquata quest'ultima abbiamo estratto le serie di negativi e appese ad asciugare.

L'ultima parte dell'esperienza rappresenta sicuramente la più importante: ritornando in camera oscura (allestita con le vasche dei liquidi) siamo passati alla stampa dei positivi.
Prima di tutto abbiamo realizzato una stampa a contatto di tutti i negativi per ottenere una sorta di archivio dove poter scegliere il fotogramma da stampare. Per ottenere ciò abbiamo preso un foglio di carta fotosensibile, collocato sopra di esso le strisce di negativi, applicato sopra di essi una lastra di vetro per non farli “arricciare” e infine esposti alla luce per un tempo stabilito da una serie di prove sull'esposizione.
Poi siamo passati alla stampa vera e propria: tramite un ingranditore (strumento composto da una testa, una colonna e un banco di lavoro) abbiamo ingrandito il negativo del nostro ritratto, messo a fuoco mediante un'apposita rotella disposta sulla testa dell'apparecchio e disposto un foglio di carta fotosensibile in corrispondenza dell'immagine (filtrata di rosso) proiettata sul banco di lavoro.
Trovata l'esposizione corretta grazie a una prova effettuata precedentemente abbiamo esposto alla luce la carta per un tempo stabilito e proceduto infine al processo di sviluppo, arresto e fissaggio.
L'ultimo passo è stato lavare sotto acqua corrente il foglio e appenderlo ad asciugare.

L'emozione di vedere la tua faccia che compare davanti a te su un foglio bianco è impagabile!


il mio ritratto
la stampa in positivo dei provini

ecco le immagini di backstage che documentano quest'esperienza:






Andrea Guarnieri


sabato 22 dicembre 2012

STORIA DELLA FOTOGRAFIA

Nelle ultime settimane il nostro cammino verso la conoscenza della fotografia ha raggiunto alcune tappe cruciali: dopo aver sperimentato con le nostre mani le tecniche e i tentativi che hanno portato alla nascita di questa "nuova" forma d'arte abbiamo ripercorso la vera storia di questa incredibile invenzione e di tutti i passi che sono stati fatti per arrivare alle prime immagini.
Tra illustrazioni degli strumenti e suggestive immagini dell'epoca arricchite da interessanti aneddoti abbiamo fatto conoscenza con le prime forme di rappresentazione di immagini mediante l'utilizzo della luce: abbiamo conosciuto il teatro d'ombre, la lanterna magica e la sua applicazione nella tecnica della fantasmagoria, varie tipologie di scatole ottiche, gli spettacoli del panorama (edificio circolare con le pareti interne dipinte raffiguranti un paesaggio) e del diorama (simile al panorama ma composto da una base girevole e coadiuvato da effetti creati dagli uomini).
Questa prima tappa del nostro viaggio nel tempo si è conclusa con questa immagine:

 
 
sgranata, poco dettagliata e in alcuni punti rovinata...se non venisse svelata la sua identità quest'immagine potrebbe non essere presa in considerazione....ma in realtà rappresenta un punto fondamentale della storia dell'uomo: essa infatti è la prima fotografia mai "scattata".
Grazie ai suoi studi ed esperimenti sulla camera oscura e i metodi per impressionare le immagini su lastre di metallo, l'inventore francese Nicéphore Niépce riesce ad ottenere questo clamoroso risultato nel 1826 e in questo modo apre la strada allo sviluppo della fotografia, un arte rivoluzionaria, l'unica che permette di rappresentare ciò che ci circonda nel modo più fedele alla realtà possibile.
 
Personalmente sono stato molto colpito da quest'immagine: pensare che in un periodo della storia già abbastanza lontano dai giorni nostri con una società completamente diversa e scenari di vita che oggi non si possono più apprezzare sia stata impressionata un'immagine reale che testimonia un momento dell'epoca è una cosa incredibile, emozionante.
Basti pensare che quando Niépce ottiene questa fotografia l'Italia non esiste ancora, sono passati poco più di vent'anni dal termine della rivoluzione francese e per le strade si possono vedere solo persone a piedi o a cavallo!
 
Proprio per questi motivi sostengo che la fotografia sia una delle forme d'arte più affascinanti e ricche di emozioni della storia.
                                                                                                                             Andrea Guarnieri

giovedì 6 dicembre 2012

FORO STENOPEICO

Il nostro processo di alfabetizzazione alla fotografia ha raggiunto una prima tappa importante con l'esperienza del foro stenopeico. Questa tecnica riunisce il concetto di principio ottico e chimico e permette di ottenere finalmente fotografie di paesaggi, persone e oggetti seguendo un procedimento diviso in più fasi.

Per effettuare la prima fase dell'esperimento ci siamo serviti di una particolare camera oscura portatile creata utilizzando una scatola di biscotti rivestita di nero all'interno con un piccolo foro al centro della base inferiore; tale foro è stato ricoperto con dello scotch nero applicato in modo tale da poter essere aperto al momento della fotografia. Dentro quest'oggetto è stato inserito un foglio di carta fotosensibile ad una distanza proporzionale dal foro per favorire la messa a fuoco dell'immagine. Muniti della nostra "macchina fotografica" sperimentale ci siamo recati con il prof. in giardino dove ci siamo disposti di fronte alla scatola appoggiata su un muretto. A questo punto il prof. ha scoperto il foro togliendo momentaneamente lo scotch nero, in questo modo la luce ha iniziato ad entrare nella camera oscura andando ad agire sui sali d'argento della carta fotosensibile e impressionando così l'immagine latente. Dopo essere stati immobili per circa 2 minuti il prof. ha coperto di nuovo il foro.

Per poter svolgere la seconda parte del lavoro ci siamo trasferiti in camera oscura dove erano state precedentemente preparate le tre vasche di sviluppo, arresto e fissaggio: una volta estratto il foglio dalla scatola l'abbiamo sottoposto ai tre lavaggi ottenendo così il negativo dell'immagine scattata. Il risultato ottenuto non rappresenta lo stadio finale poiché i sali d'argento hanno reagito maggiormente nelle zone più chiare del paesaggio, cioè dove la luce veniva riflessa maggiormente.

Per ottenere l'immagine finale è stato necessario tornare una seconda volta in camera oscura: utilizzando la lampada da tavolo e un pezzo campione di carta fotosensibile messo a contatto con il negativo abbiamo effettuato delle prove sul tempo di esposizione per determinare la quantità di luce necessaria per ottenere la miglior qualità d'immagine. Una volta trovato il tempo giusto abbiamo preso un foglio vergine di carta fotosensibile e abbiamo effettuato la stampa a contatto. Ottenuta la nuova immagine latente abbiamo seguito l'iter di sviluppo, arresto e fissaggio ottenendo come immagine finale un positivo: una fotografia che restituisce i toni corretti, più verosimili alla nostra visione.

 ecco il negativo della nostra immagine...



 ...e il suo positivo



 
 
Andrea Guarnieri

sabato 1 dicembre 2012

CAMERA OSCURA PORTATILE

Dopo aver analizzato il principio chimico su cui si basa la fotografia ci siamo concentrati sull'aspetto ottico che permette la visualizzazione di un'immagine.
Tale esperienza è stata resa possibile grazie alla costruzione di una camera oscura "portatile": per fare ciò ci siamo serviti di una scatola da scarpe, tempera nera, un pennello per dipingere gli interni della scatola, forbici, taglierino, scotch e carta da lucido.
come prima cosa abbiamo "sezionato" con le forbici la scatola da scarpe da uno dei lati corti misurando 5 cm dal bordo; a questo punto abbiamo preso la parte tagliata e abbiamo creato un foro rettangolare grande pochi centimetri in meno del bordo.
poi abbiamo creato un piccolo foro circolare sul lato corto appartenente alla parte di scatola  non sezionata.
Dopo queste operazioni abbiamo proceduto dipingendo tutte le parti interne della scatola utilizzando la tempera nera: il nero è il colore necessario per questa operazione poichè non riflette la luce e ne permette una visione nitida. una volta asciugato il colore su tutti i pezzi colorati abbiamo attaccato alla parte esterna della scatola sezionata un foglio di carta da lucido e internamente abbiamo attaccato una "lingua" di cartone creando così il carrello da far scorrere allinterno della scatola.
terminato il processo di costruzione abbiamo chiuso la scatola con il coperchio e siamo andati a provarla in corridoio.
una persona doveva disporsi di fronte alla camera oscura mentre un'altra doveva osservare il fenomeno all'interno di quest'ultima muovendo il carrello per mettere a fuoco l'immagine.

E' stata fondamentale l'applicazione di una lente convergente davanti al foro per favorire la visione della luce all'interno della scatola.

come prima osservazione abbiamo constatato che l'immagine all'interno della camera oscura risulta capovolta e ribaltata come allo specchio.

Qui di seguito riporto alcune immagini di backstage dell'esperienza:




 

SOTTO IL TERREMOTO

Lunedì 26 novembre 2012 io e i miei compagni abbiamo vissuto un'esperienza interessante e ricca di significato.
Ci siamo infatti recati alla galleria del premio di Suzzara per vedere l'installazione artistica creata all'interno dell'esposizione utilizzando alcuni dipinti antichi salvati dalle chiese danneggiate dal terremoto.
Tra i corridoi ricchi di opere d'arte contemporanea sono stati applicati dei tubi Innocenti identici a quelli utilizzati dai muratori per proteggere le parti danneggiate degli edifici e con delle cinghie di sicurezza sono stati appesi i dipinti delle chiese creando una composizione artistica molto particolare.
grazie a questa disposizione le opere possono essere viste da una prospettiva completamente nuova e la visione d'insieme crea una sensazione di instabilità che simboleggia perfettamente il messaggio che hanno voluto comunicare i creatori di quest'opera: in un momento di difficoltà e sofferenza l'arte può rappresentare la speranza.

Ecco alcune foto scattate durante la visita dal mio compagno Giacomo Rosa





prima di tornare a scuola abbiamo percorso alcune vie del centro di Suzzare per osservare gli effetti del terremoto su alcuni edifici:




                                                                                                                                Andrea Guarnieri